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Malga Meleit, cento anni dentro una caldaia e una vita da malgari

Sullo Zoncolan, Mario e Miriana Brovedani raccontano una storia di famiglia tra formaggi, pascoli e una caldaia del 1900.



Sullo Zoncolan, a 1.575 metri, Mario Brovedani e la figlia Miriana custodiscono un mestiere fatto di latte, pascoli e stagioni in quota. Una storia di famiglia che continua a scriversi ogni estate.

La caldaia ha più di cent'anni. Mario Brovedani ne conosce ogni centimetro, sa come risponde al fuoco, quando il latte raggiunge la temperatura giusta, quanto aspettare prima di intervenire. Per lui non è un pezzo di antiquariato, ma uno strumento di lavoro. E il fatto che risalga al 1900 sembra quasi un dettaglio.

A Malga Meleit, sulle montagne di Sutrio, il tempo ha un significato particolare. Non si misura soltanto con gli orologi, ma con le mungiture, il movimento degli animali, la maturazione dei formaggi, l'arrivo del brutto tempo. Ogni giornata dipende da quella precedente e prepara la successiva. Non esistono scorciatoie.

Formandi Malga Meleit

Mario conosce questa vita da trent'anni. Trenta estati trascorse in quota, quando i pascoli tornano verdi e gli animali possono lasciare il fondovalle. Accanto a lui oggi lavora la figlia Miriana Brovedani, cresciuta imparando a riconoscere le cose che in malga nessun manuale riesce a insegnare completamente. La loro storia racconta qualcosa di più di un'attività casearia. Racconta come un mestiere possa attraversare le generazioni senza diventare soltanto un ricordo.

Formandi Malga Meleit

Trent'anni di estati che non somigliano alle vacanze

Per chi arriva sullo Zoncolan, l'estate è fatta di escursioni, biciclette, sentieri e panorami. Per Mario è soprattutto la stagione del lavoro. La giornata comincia con gli animali, prosegue con il latte e continua tra mille incombenze che difficilmente entrano nell'immaginario di chi visita una malga per qualche ora. Una recinzione da sistemare, una vacca da controllare, il tempo da interpretare guardando le montagne. Poi la trasformazione del latte, la pulizia degli strumenti, i formaggi da seguire.

Il mestiere del malgaro è anche questo: saper fare molte cose, spesso contemporaneamente, senza poter rimandare quelle essenziali. Mario ha visto cambiare il modo di vivere la montagna. Sono cambiati gli strumenti, le aspettative dei visitatori, il valore economico dei prodotti. Ma il rapporto quotidiano con gli animali e con il pascolo conserva regole che non si possono modificare a piacimento.

Formandi Malga Meleit

La vecchia caldaia e gli attrezzi recuperati dalle latterie turnarie dei paesi appartengono a questo mondo. Raccontano un'epoca nella quale la lavorazione del latte era parte della vita collettiva delle comunità carniche. Le famiglie conferivano il proprio latte e si alternavano nella produzione del formaggio. Il caseificio era un luogo di lavoro, ma anche di relazioni, confronti e responsabilità condivise. A Meleit quegli strumenti non hanno perso la loro funzione. E questa è forse la parte più interessante della storia: il passato continua a essere utile al presente.

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Miriana, crescere in malga e scegliere di rimanerci

Miriana non ha scoperto la montagna attraverso un'escursione. Ci è cresciuta dentro. Quando una famiglia vive il mestiere della malga, i figli imparano presto che gli animali non conoscono domeniche e che il lavoro non finisce necessariamente quando arriva sera. Si comincia osservando, poi aiutando, infine assumendosi responsabilità sempre maggiori. Per Miriana, il percorso è diventato una scelta di vita.

Da oltre un decennio affianca e porta avanti l'attività di famiglia, occupandosi delle lavorazioni, dell'accoglienza e di quella parte di organizzazione che permette a una malga di funzionare anche come piccolo presidio economico della montagna. Il rapporto con Mario ha qualcosa di speciale proprio perché non è costruito sull'idea di un padre che si fa da parte per lasciare spazio alla figlia. Lavorano insieme, con esperienze diverse e una conoscenza comune del mestiere.

Formandi Malga Meleit

Lui porta trent'anni di stagioni, decisioni e problemi risolti. Lei rappresenta la possibilità che quel patrimonio di gesti continui ad avere un futuro. È una questione che riguarda molte malghe della Carnia. Quando viene a mancare il ricambio generazionale, non si perde soltanto un produttore di formaggio. Si rischia di interrompere una lunga relazione tra allevamento, gestione dei pascoli e presenza umana sulle montagne. Miriana, invece, ha scelto di esserci.

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La montagna, quando gli escursionisti tornano a valle

Malga Meleit si trova a 1.575 metri di altitudine, sulla dorsale dello Zoncolan, tra i paesaggi che conducono verso il monte Dauda. È una malga di proprietà del Comune di Sutrio, immersa in un territorio frequentato dagli appassionati della montagna.

D'estate arrivano escursionisti, ciclisti, famiglie e curiosi. Qualcuno si ferma per un piatto caldo, altri cercano il formaggio prodotto sul posto. La presenza dei visitatori è una risorsa, ma racconta soltanto una parte della vita quassù. Quando gli ultimi ospiti riprendono la strada verso valle, rimangono gli animali, i prati e un silenzio che cambia completamente il rapporto con il paesaggio.

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Miriana ha raccontato quanto possa essere diversa la montagna vissuta da quella semplicemente visitata. Durante il giorno la malga può essere piena di persone, ma la sera tutto torna a una dimensione molto più raccolta. Non è sempre facile e non è sempre romantico. La distanza dai servizi, il meteo che può cambiare rapidamente, la necessità di presidiare gli animali, le difficoltà logistiche sono parte della quotidianità. Eppure ogni estate si ricomincia. Perché, accanto alla fatica, rimane una libertà difficile da spiegare a chi non ha mai vissuto una stagione intera in quota.

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Il latte, il fuoco e il sapore dei pascoli

Il formaggio di malga nasce da una relazione strettissima tra animali, alimentazione e territorio. Durante l'alpeggio le vacche pascolano sui prati di montagna, dove la composizione delle erbe e delle essenze spontanee contribuisce a caratterizzare il latte. È una materia prima che varia con la stagione, il clima e le condizioni del pascolo. Poi entrano in gioco il mestiere e l'esperienza del casaro.

A Meleit, il latte viene trasformato in formaggio di malga e ricotta, seguendo lavorazioni che richiedono attenzione, sensibilità e capacità di interpretare una materia prima mai perfettamente identica. Il fuoco sotto la caldaia, il controllo della temperatura, la rottura della cagliata, l'estrazione della massa e la salatura sono passaggi che si ripetono da generazioni. Eppure ogni lavorazione impone di osservare e decidere.

Formandi Malga Meleit

Un formaggio riuscito non nasce soltanto da una ricetta. Nasce dalla conoscenza del latte e dalla capacità di accompagnarne la trasformazione. Il risultato è un prodotto che porta con sé il carattere del pascolo, ma anche quello delle persone che lo hanno realizzato.

A tavola, senza troppe cerimonie

Meleit è anche un luogo dove fermarsi, mangiare e conoscere da vicino il lavoro della malga. La cucina parla carnico, con piatti come frico e polenta, preparazioni semplici e sostanziose che hanno senso proprio nel luogo in cui vengono servite.

Formandi Malga Meleit

Un cartello riassume bene il carattere dell'accoglienza: «Qui non siamo a MasterChef ma in malga!». Difficile trovare una dichiarazione più efficace. Non si sale a Meleit per cercare una cucina costruita attorno alle aspettative del visitatore. Si viene per incontrare un ambiente reale, assaggiare prodotti legati al pascolo, capire che cosa significa mangiare un formaggio nel luogo in cui nasce.

È anche una forma di turismo interessante per la Carnia, perché crea una relazione diretta tra chi produce e chi acquista. Il valore non si esaurisce nel piatto o nel pezzo di formaggio portato a casa: comprende la conoscenza del lavoro che li ha resi possibili.

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ForMandi, il valore di chi continua a salire

Domenica 18 ottobre 2026, a Sutrio, ForMandi riunirà i protagonisti della monticazione e della produzione casearia delle malghe friulane. La manifestazione sarà l'occasione per degustare i formaggi, incontrare i produttori e riflettere sul futuro di un'attività che svolge un ruolo economico, agricolo e territoriale importante per la montagna.

Formandi Malga Meleit

Le storie come quella di Mario e Miriana aiutano a comprendere perché questo appuntamento vada oltre la festa del formaggio. Senza qualcuno disposto a trascorrere le estati in quota, i pascoli rischiano progressivamente di perdere la loro funzione produttiva. Senza un reddito adeguato, il mestiere diventa sempre meno attraente per le nuove generazioni. E senza giovani che scelgano di continuare, un patrimonio di conoscenze rischia di scomparire insieme alle persone che lo custodiscono.

A Meleit, per il momento, la storia continua. Mario conosce ogni gesto di quel mestiere. Miriana ha deciso di farlo proprio. E quando torna la stagione dell'alpeggio, la vecchia caldaia del 1900 viene rimessa al lavoro. Più che un ricordo da conservare, è una storia che ha ancora qualcosa da raccontare.

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